Pilates e Malattie Neurodegenerative

Pilates e malattie neurodegenerative: il valore del movimento consapevole

Quando il corpo cambia, il movimento può diventare una risorsa ancora più preziosa.

Nelle malattie neurodegenerative, come il Parkinson e la sclerosi multipla, alcune funzioni motorie possono progressivamente modificarsi: equilibrio, coordinazione, forza, mobilità, postura e capacità di svolgere con autonomia i gesti quotidiani.

In questo contesto, l’attività fisica adattata può rappresentare un importante strumento di supporto. Tra le diverse forme di esercizio, anche il Pilates può offrire caratteristiche interessanti, grazie alla sua attenzione alla respirazione, al controllo del movimento, alla stabilità del centro del corpo, alla postura e alla consapevolezza corporea.

Pilates: non una cura, ma una possibilità

È importante essere chiari: il Pilates non cura le malattie neurodegenerative e non sostituisce le terapie mediche o riabilitative prescritte dagli specialisti.

Può però inserirsi, quando appropriato e con le necessarie personalizzazioni, all’interno di un percorso finalizzato a mantenere il più possibile le capacità motorie e l’autonomia della persona.

Gli studi disponibili sulla sclerosi multipla hanno osservato, in diversi protocolli di Pilates, miglioramenti relativi all’equilibrio, alla capacità funzionale, alla forza, alla stabilità del tronco, alla deambulazione e ad alcuni aspetti cognitivi.

Anche nella malattia di Parkinson la ricerca ha evidenziato risultati incoraggianti soprattutto rispetto alla forma fisica, all’equilibrio e alla funzionalità degli arti inferiori, pur sottolineando la necessità di ulteriori studi di qualità.

Perché il Pilates può essere interessante?

Uno degli aspetti più importanti del Pilates è la possibilità di lavorare sulla qualità del movimento, non soltanto sulla quantità.

Un esercizio non viene eseguito semplicemente per “fare movimento”, ma richiede attenzione alla respirazione, all’allineamento, alla stabilizzazione, alla coordinazione e alla percezione di ciò che accade nel corpo.

Questa caratteristica può essere particolarmente significativa quando alcune funzioni motorie diventano più difficili.

Lavorare con consapevolezza significa, per esempio, imparare a percepire:

  • come appoggiano i piedi;
  • come si organizza la colonna vertebrale;
  • come il bacino accompagna il movimento;
  • come distribuire il peso;
  • come coordinare respirazione e movimento;
  • come passare da una posizione all’altra con maggiore controllo.

Sono gesti apparentemente semplici, ma costituiscono una parte importante della nostra autonomia quotidiana.

Il corpo non è soltanto muscoli

Quando parliamo di movimento consapevole, non stiamo lavorando soltanto sulla forza muscolare.

Il movimento coinvolge contemporaneamente il sistema nervoso, la percezione, l’equilibrio, la coordinazione e la capacità di adattarsi all’ambiente.

Per questo un esercizio può diventare anche un’occasione per mantenere attiva la relazione tra attenzione, percezione e movimento.

La ricerca sull’esercizio fisico nelle patologie neurologiche croniche ha evidenziato benefici anche su alcuni aspetti della qualità di vita, dell’umore e delle funzioni cognitive, sebbene gli effetti dipendano dalla patologia, dalle caratteristiche della persona e dal tipo di attività proposta.

Il valore della personalizzazione

Non esiste un’unica sequenza di Pilates adatta a tutte le persone con una patologia neurodegenerativa.

Ogni persona presenta caratteristiche differenti, e anche la stessa malattia può manifestarsi in modo molto diverso.

Per questo è fondamentale adattare:

  • intensità;
  • durata degli esercizi;
  • posizione di partenza;
  • ampiezza del movimento;
  • numero delle ripetizioni;
  • utilizzo di piccoli attrezzi;
  • tempi di recupero;
  • livello di equilibrio e stabilità richiesto.

In alcuni casi può essere necessario lavorare prevalentemente a terra; in altri può essere più utile utilizzare una sedia o altri supporti che permettano di eseguire il movimento in sicurezza.

L’obiettivo non è chiedere al corpo di fare ciò che non riesce più a fare, ma creare le condizioni perché possa continuare a muoversi nel modo più sicuro e funzionale possibile.

Anche il piccolo movimento ha valore

Quando una persona vive una condizione neurologica progressiva, può essere facile concentrarsi su ciò che è cambiato o su ciò che non riesce più a fare.

Il lavoro corporeo può invece riportare l’attenzione su una domanda diversa:

“Che cosa posso ancora fare oggi?”

Un movimento più ampio.

Un passaggio eseguito con maggiore sicurezza.

Un migliore controllo del tronco.

Un respiro più libero.

Un maggiore equilibrio.

Sono piccoli risultati, ma possono avere un significato importante nella relazione con il proprio corpo.

Movimento e consapevolezza

Il Pilates può quindi diventare molto più di una semplice ginnastica.

Attraverso un lavoro lento, preciso e rispettoso dei propri limiti, la persona può imparare ad ascoltare maggiormente il corpo e a riconoscere le proprie possibilità.

Non si tratta di combattere il corpo o di pretendere da esso prestazioni che non può offrire.

Si tratta di accompagnarlo.

Di mantenerlo attivo.

Di continuare a creare possibilità di movimento.

E, soprattutto, di ricordare che anche quando una malattia modifica il corpo, la persona non coincide con la sua malattia.

Il movimento può diventare uno spazio nel quale ritrovare presenza, autonomia e fiducia nelle proprie possibilità.

Una precisazione importante

In presenza di una malattia neurodegenerativa, il programma di esercizio deve essere valutato e adattato alle condizioni individuali. Il Pilates può rappresentare un supporto all’interno di un percorso globale di cura e riabilitazione, ma non sostituisce le indicazioni del medico, del fisioterapista o degli altri professionisti sanitari coinvolti.

Al Centro Divenire Yoga & Pilates crediamo in un movimento consapevole, progressivo e rispettoso della persona, delle sue caratteristiche e dei suoi tempi.